sabato 30 novembre 2013

L'artigiano in Fiera

Anche quest'anno è partita, da sabato 30 novembre a domenica 8 Dicembre 2013 a Fieramilano (Rho-Pero), la diciottesima edizione di AF - L'Artigiano in Fiera, la mostra-mercato dedicata all'artigianato di qualità.

La manifestazione annovera oltre 2.900 espositori, con prodotti provenienti da 113 Paesi del mondo, distribuiti su 8 padiglioni per 150.000 metri quadri.

Con l'apertura della fiera debutterà online il portale MakeHandBuy.com, l'E-Commerce riservato esclusivamente alle aziende artigiane espositrici della manifestazione, che durante tutto l'anno potranno vendere i propri articoli al popolo del web. 

Lo spazio espositivo di AF - L'Artigiano in Fiera sarà organizzato in tre aree geografiche (Italia, Europa e Paesi del Mondo), ognuna suddivisa in settori dedicati alle diverse regioni, nazioni, continenti. 

All'interno dell'esposizione vi sono: ristoranti, stuzzicherie, self service, birrerie, agriturismi, taverne, kebab house, locande, pizzerie, tapas bar, steak house e pub: un'offerta che comprende 54 ristoranti e 5 aree degustazione pronti a servire, per tutta la durata della fiera, specialità e ricette italiane, europee e internazionali.

Tra le aree tematiche dell'edizione 2013 di AF - L'Artigiano in Fiera si segnalano: AF - Abitare la Casa, interamente dedicata all'arredamento artigianale su misura e di qualità, AF - Moda, con il meglio della sartoria artigianale, AF - Giovani e Design, per scoprire le produzioni dei talenti emergenti, AF - Passione Creativa, spazio dell'hobbistica e delle arti manuali, AF - Christmas Cake Design, per incontrare gli artigiani della pasticceria e scoprire le tecniche per realizzare dolci artistici.

Un evento da non perdere per chi passa da Milano in questi giorni. Per informazioni ecco il sito internet: http://www.artigianoinfiera.it



venerdì 29 novembre 2013

Colletta Alimentare

Sabato 30 Novembre si svolgerà in tutta Italia la 17° giornata della Colletta Alimentare. Di cosa si tratta?

Leggiamo dal sito internet del Banco Alimentare che l'organizza ( http://www.bancoalimentare.it):

"Accanto alla operosa attività quotidiana di recupero di eccedenze alimentari da destinare ai più poveri del nostro paese, la Fondazione Banco Alimentare Onlus organizza ogni anno, l´ultimo sabato di novembre, la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare.

Ormai giunta alla 17ª edizione, la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare è diventata, dal suo esordio nel 1997, un importante momento che coinvolge e sensibilizza la società civile al problema della povertà attraverso l'invito a un gesto concreto di gratuità e di condivisione: fare la spesa per chi ha bisogno. Durante questa giornata, presso una fittissima rete di supermercati aderenti su tutto il territorio nazionale, ciascuno può donare parte della propria spesa per rispondere al bisogno di quanti vivono nella povertà. E' un grande spettacolo di carità: l'esperienza del dono eccede ogni aspettativa generando una sovrabbondante solidarietà umana.

Nel 2012:

135.000 volontari hanno donato il loro tempo, permettono la realizzazione di questa giornata.

5.000.000 gli italiani che hanno acquistato cibo per chi non può farlo.

oltre 10.000 i punti vendita della gdo che hanno partecipato.

9.622 le tonnellate di cibo donato e raccolto nella Giornata nazionale della Colletta Alimentare 

che insieme alle eccedenze che ogni giorno la Rete Banco Alimentare recupera (71.885 tonnellate nel 2012) sono state ridistribuite gratuitamente a:

8.818 strutture caritative che hanno accolto e aiutato 1.800.000 persone in condizioni di bisogno".

Domani quando facciamo la spesa, cerchiamo il volontario della colletta e facciamo una piccola donazione! Ci sentiremo meglio.






giovedì 28 novembre 2013

Storia d'Italia - Roma, l'Età regia (753 - 509 a.C)

Secondo la tradizione, la città di Roma fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. da Romolo sul colle palatino. In realtà, già in precedenza erano sorti villaggi in quella posizione, fondamentale per la via di commercio del sale, ma solo alla metà dell'VIII secolo a.C. questi si unirono in una sola città. La zona era dotata, inoltre, di un buon potenziale agricolo, e la presenza dell'isola Tiberina rendeva facile l'attraversamento del vicino fiume Tevere.

Romolo instaurò nella città il regime monarchico: fino al 509 a.C., Roma fu retta, secondo la tradizione, da sette re, che apportarono notevoli contributi allo sviluppo della società. 

Ognuno dei primi quattro, infatti, operò in un diverso ambito dell'amministrazione statale: il fondatore eponimo Romolo diede il via alla prima guerra di espansione contro i Sabini, originatasi dall'episodio del ratto delle Sabine, e associò al trono il re nemico Tito Tazio, allargando per primo le basi del neonato Stato romano. Suddivise poi la popolazione in tre tribù e pose le basi per la ripartizione tra patrizi e plebei. Il suo successore Numa Pompilio istituì i primi collegi sacerdotali, come quello delle Vestali, e riformò il calendario. Il terzo re, Tullo Ostilio, riprese le ostilità contro i popoli vicini e sconfisse la città di Alba Longa, mentre il successore Anco Marzio costruì il primo ponte di legno sul Tevere, fortificò il Gianicolo e fondò il porto di Ostia.

Ai primi quattro re, di origine latina, fecero seguito altri tre di origine etrusca: verso la fine del VII secolo a.C., infatti, gli Etruschi, all'apogeo della loro potenza, estesero la loro influenza anche su Roma, che stava divenendo sempre più grande e la cui importanza a livello economico iniziava a farsi considerevole. Era dunque fondamentale per gli Etruschi assicurarsi il controllo su una zona che assicurava il passaggio delle rotte commerciali; comunque non si ebbe mai un reale controllo militare etrusco su Roma. Il primo re etrusco, Tarquinio Prisco, combatté contro i popoli confinanti, ordinò la realizzazione di numerose opere pubbliche, tra cui il Circo Massimo, la Cloaca Massima e il tempio di Giove Capitolino sul Campidoglio e apportò, infine, anche alcuni cambiamenti in campo culturale. Il suo successore, Servio Tullio, fu, secondo la leggenda, l'ideatore dell'ordinamento centuriato, sostituendolo alla precedente ripartizione della popolazione e combatté anch'egli contro alcune delle principali città etrusche e latine limitrofe a Roma. Ultimo monarca a governare Roma fu Tarquinio il Superbo, espulso dall'Urbe nel 510 a.C., secondo la leggenda con l'accusa di aver violentato la giovane Lucrezia; il patriziato romano, comunque, non era più disposto a sottostare al potere centralizzato del re, ma desiderava acquisire un'influenza, in campo politico, pari a quella che già rivestiva negli altri ambiti della vita civile.  11.CONTINUA



La scultura rappresenta la Lupa capitolina che allatta i gemelli Romolo e Remo che furono aggiunti, probabilmente da Antonio del Pollaiolo, nel tardo XV secolo.

mercoledì 27 novembre 2013

Silvio Berlusconi

Riportiamo la "Prima pagina" pubblicata questa sera sul sito del Senato della Repubblica (http://www.senato.it/2770):

"Prima pagina

Decadenza senatore Berlusconi. 


Decadenza senatore Berlusconi. Nella giornata di mercoledì 27 novembre è stata esaminata in Aula la "Relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sull'elezione contestata nella Regione Molise" (Doc. III, n. 1); sono stati presentati 9 ordini del giorno, in difformità dalle conclusioni della Giunta. Dopo le questioni incidentali, la discussione generale e le dichiarazioni di voto, si sono svolte le votazioni sugli ordini del giorno che sono stati tutti respinti. Di conseguenza è stata accolta ed è immediatamente esecutiva la proposta della Giunta delle elezioni ovvero «la mancata convalida dell'elezione del senatore Silvio Berlusconi, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235».
(27 Novembre 2013)"


martedì 26 novembre 2013

Luigi Sturzo

Don Luigi Sturzo nasce a Caltagirone il 26 novembre 1871, morirà a Roma il giorno 8 agosto 1959. E' stato un sacerdote e politico italiano.

Fin da piccolo fu debole di costituzione fisica e quindi fu costretto a rimanere a casa, con le tenerissime cure dei genitori. Siccome non poté andare a scuola, andò al seminario di Acireale, dove soggiornò dal 1883 al 1886. Nel 1888 Luigi Sturzo andò al seminario di Caltagirone e fu un discepolo eletto e prediletto, il migliore, e qui si diplomò nello stesso anno del suo ingresso.

Il 19 maggio del 1894 fu ordinato sacerdote alla chiesa del Santissimo Salvatore dal vescovo di Caltagirone Saverio Gerbino e nel 1896 alla Pontificia Università Gregoriana di Roma ottenne la laurea in teologia. 

Nel 1897 istituì a Caltagirone una Cassa Rurale dedicata a San Giacomo e una mutua cooperativa, che diede fastidio ai liberali conservatori e fondò anche il giornale di orientamento politico-sociale La croce di Costantino.

Oltre ai consensi il giornale suscitò le ire dei massoni a causa del metodo rettilineo e coraggioso che usava Luigi Sturzo per ottenere i consensi, quindi il 20 settembre 1897 bruciarono una copia del giornale, nella piazza principale di Caltagirone. Con i fatti di maggio del 1898, le repressioni antioperaie di Bava Beccaris, gli stati d'assedio nelle principali città, il processo a Davide Albertario, si comincia a delineare l'impossibilità della convivenza all'interno dell'Opera dei Congressi fra conservatori e democratici cristiani.

Il mantenimento dell'unità dei cattolici, voluta da papa Leone XIII, diventava sempre più arduo. Il sacerdote di Caltagirone tentò invano di introdurre nell'Opera una riflessione sui problemi dell'Italia Meridionale, che aveva sempre più approfondito nell'esperienza diretta del mondo contadino negli anni della crisi agraria. Tra le cause della disgregazione dei vari ceti artigianali in Sicilia, Sturzo indicava la 'forte concorrenza delle grandi fabbriche estere o nazionali di materie prime'; la lotta 'rovinosa' che si facevano gli artigiani locali, la mancanza di capitali, l'indebitamento, l'impoverimento delle campagne dovuto alla crisi agraria".

Luigi Sturzo nel 1900 fu visto tra i fondatori della Democrazia Cristiana Italiana, ma in realtà aveva pure rifiutato la tessera del partito, guidato da Romolo Murri e nello stesso anno, essendosi scatenata in Cina la Ribellione dei Boxer, che volevano la cacciata degli stranieri dalla Cina, Sturzo presentò formale domanda al vescovo per partire missionario in quelle terre lontane, ma il vescovo, date le sue precarie condizioni di salute, gli negò il suo consenso e Sturzo ubbidì. Verso i primi anni del Novecento Luigi Sturzo divenne il collaboratore del quotidiano cattolico Il Sole del Mezzogiorno e nel 1902 guidò i cattolici di Caltagirone alle elezioni amministrative.

Nel 1905 verrà nominato consigliere provinciale della Provincia di Catania. Sempre nel 1905, alla vigilia di Natale, pronunciò il discorso di Caltagirone su “I problemi della vita nazionale dei cattolici”, superando il “non expedit”. Nello stesso anno venne eletto pro-sindaco di Caltagirone (mantenne la carica fino al 1920). Nel 1912 divenne vicepresidente dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia.

Nel 1915, essendo stato molto attivo nell'Azione Cattolica Italiana, divenne il Segretario generale della Giunta Centrale del movimento.

Nel 1919 fondò il Partito Popolare Italiano (del quale divenne segretario politico fino al 1923) e il 18 gennaio 1919 si compie ciò che a molti è apparso l'evento politico più significativo dall'unità d'Italia: dall'albergo Santa Chiara di Roma, don Sturzo lancia "l'Appello ai Liberi e Forti", carta istitutiva del Partito Popolare Italiano:

« A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà »

Nello stesso anno, infine esce a Roma Il Popolo Nuovo, organo settimanale del neonato partito. Don Sturzo rende il Partito Popolare Italiano una formazione molto influente nella politica italiana e un suo voto impedisce a Giovanni Giolitti di assumere il potere nel 1922, permettendo così l'insediamento di Luigi Facta.

Al Congresso di Torino del Partito Popolare (12-14 aprile 1923), Luigi Sturzo, sostenuto dalla sinistra di Francesco Luigi Ferrari e di Luigi e Girolamo Meda, fece prevalere la tesi dell'incompatibilità fra la concezione "popolare" dello stato ed il fascismo totalitario, con la conseguente uscita dei ministri cattolici dal governo Mussolini.

Nel partito rimasero in contrasto le due anime, la sinistra contraria ad ogni accordo con il governo e la destra favorevole alla collaborazione. Alla fine le due correnti del partito si accordarono per un'ambigua condotta ("né opposizione, né collaborazione"), linea che durò solo una settimana, visto che alcuni esponenti popolari uscirono dal governo per fare opposizione, mentre la corrente di destra intendeva rimanere al governo e collaborare.

La posizione dei popolari decisa al congresso provocò l'immediata reazione di Mussolini, che, appoggiato dalla piccola corrente di popolari di destra, il 17 aprile convocò la rappresentanza al governo del PPI per ottenere chiarimenti, dando anche inizio ad una dura campagna contro il "sinistro prete". Inoltre Mussolini, presentando Sturzo come un ostacolo alla soluzione della questione romana, fece in modo che Sturzo perdesse anche l'appoggio delle gerarchie vaticane. Alla fine di questa campagna il prete di Caltagirone il 10 luglio fu costretto a dimettersi dalla segreteria del partito.

Tutta l'attività politica di Sturzo è fondata su una questione centrale: dare voce in politica ai cattolici. Sturzo si impegna per dare un'alternativa cattolica e sociale al movimento socialista. Per Sturzo i cattolici si devono impegnare in politica, tuttavia tra politica e Chiesa deve esserci assoluta autonomia. La politica, essendo complessa, può essere mossa da princìpi cristiani, ma non si deve tornare alla vecchia rigidità e all'eccessivo schematismo del passato. Il Cristianesimo è, insomma, la principale fonte di ispirazione, ma non l'unica.

La società deve saper riconoscere le aspirazioni di ogni singolo individuo: “la base del fatto sociale è da ricercarsi nell'individuo” e l'individuo viene prima della società; la società è socialità: si fonda, cioè, su libere e coscienti attività relazionali. Sturzo è contrario ad una società immobile ed il movimento è dato dalle relazioni interindividuali tra le persone; la società non deve essere un limite alla libertà dell'individuo. Non può essere, tuttavia, definito iperindividualista. All'interno di questo schema sociale multiforme la religione non può essere strumento di governo. Il cristianesimo ha dato qualcosa ad ogni corrente politica, quindi nessuno può dire di possedere il monopolio della verità religiosa.

L'individuo deve scegliere da sé se seguire la propria coscienza di buon cittadino o di credente; non è la Chiesa che deve indirizzarlo nell'atto della scelta, la quale attiene strettamente alla sfera individuale del singolo. Il PPI nasce perciò come aconfessionale: la religione può influenzare, ma non imporre. In questo modo si palesa una concezione liberale del partito. In economia Sturzo non è un liberale classico, ma da un lato denuncia il capitalismo di Stato che ritiene dilapidatore di risorse, e dall'altro rimane convinto della possibilità di interventi dello Stato in economia, anche se per un tempo breve e finalizzato ad un risultato. Il suo faro è la centralità della persona, non delle masse; è un fautore dello stato minimo e censura già all'epoca l'eccessivo partitismo. Si dichiara, inoltre, ostile a una concezione statale panteistica.

In questo modo fonda il Popolarismo, dottrina politica autonoma e originale, ispirata alla pratica della Dottrina sociale della Chiesa cattolica arricchita dal suo pensiero e lavorio, spesso profetica e -pur essendo prettamente pragmatica- profondamente intessuta eticamente. Sturzo fu avversario del centralismo di Giolitti, di Mussolini, ma anche del primo impianto dell'Italia repubblicana, trovando sbagliata l'assenza del regionalismo, necessario per concedere ampia autonomia individuale. Fu un grande amante della scrittura storica.



Luigi Sturzo


lunedì 25 novembre 2013

La cassoeula

Le previsioni del tempo dicono che nei prossimi giorni è in arrivo sulla Pianura padana l'aria gelida dal Baltico. Perfetto: è arrivato il tempo della "cassoeula"!

La cassoeula (in milanese, talvolta ma solo nella zona di Varese cassoeura o casöra), italianizzata in cazzuola o cazzola, oppure bottaggio (probabilmente derivante dal termine francese potage) è un piatto invernale tipico della tradizione popolare e della cucina milanese e lombarda.

Il piatto, così come viene preparato, nasce all'inizio del XX secolo, ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa. Probabilmente, il piatto deriva ed è legato alla ritualità del culto popolare di Sant'Antonio abate, festeggiato il 17 gennaio, data che segnava la fine del periodo delle macellazioni dei maiali. I tagli di carne utilizzati per la cassoeula erano quelli più economici e avevano lo scopo di insaporire la verza, elemento invernale basilare della cucina contadina lombarda nei secoli scorsi. Ciò ha fatto presumere ad alcuni storici che il piatto sia nato da aggregazione successiva di ingredienti intorno al nucleo di verza e maiale, altri ipotizzano invece che il piatto originario, di origine barocca, prevedesse l'utilizzo di diversi tipi di carne e vi sia stata una successiva semplificazione e riduzione di ingredienti. È anche ritenuto plausibile che i due piatti, la versione "povera" e la versione "ricca", avessero origine diversa e nel tempo vi sia stata una sorta di convergenza che ha portato al piatto come è attualmente conosciuto.

La leggenda vuole invece che la cassoeula nasca da un soldato spagnolo che invaghitosi di una giovane donna milanese, cuoca di una famiglia nobile, le abbia insegnato la ricetta e che in seguito la giovane abbia proposto con successo il piatto ai suoi datori di lavoro.

Nella tradizione culinaria popolare europea vi sono altri piatti con ingredienti simili, come le diverse forme di "Potée" francesi (minestre a base di cavolo e maiale) o la Choucroute alsaziana, a sua volta derivata dal Sauerkraut tedesco (entrambi i piatti sono basati su crauti e carne di maiale e sono preparati però con ingredienti già passati da un procedimento di conservazione).

Gli ingredienti principali della cassoeula sono le verze, che la tradizione prevede vengano utilizzate solo dopo la prima gelata, e le parti meno nobili del maiale, come la cotenna, i piedini, la testa e le costine.

Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou) o dalla pentola in cui si prepara (casseruola). Esiste un'altra spiegazione per il nome: è piuttosto noto che, per tradizione, il piatto venisse preparato dagli operai dei cantieri edili una volta che l'edificio fosse giunto al tetto ed il nome derivi dall'attrezzo utilizzato per mescolarla durante la cottura, per l'appunto la "cazzuola". È da segnalare inoltre che esiste un piatto della tradizione tedesca, il "Kasseler" ("càssola" nella pronuncia tedesca), consistente in tagli di maiale affumicato servito con un contorno di cavolo verza.

La ricetta della cassoeula? La trovate qui: http://www.ideegreen.it/cassoeula-di-maiale-ricetta-base-e-varianti-12351.html




domenica 24 novembre 2013

La Conclusione dell'Anno della Fede

Come anticipato dall'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, domani in piazza San Pietro avrà luogo un evento che non si era mai verificato e che riaccende i riflettori sui resti attribuiti al primo Papa, l'Apostolo Pietro, martirizzato a Roma, secondo la tradizione, nell'anno 67 dell'era cristiana. 

Al termine dell'Anno della fede, "un ultimo segno culminante consisterà nell'esposizione per la prima volta delle reliquie che la tradizione riconosce come quelle dell'apostolo che qui ha dato la sua vita per il Signore". 

Verrà esposto alla venerazione dei fedeli il reliquiario che fece costruire Paolo VI nel 1968, precedente Anno della fede. All'interno racchiude nove piccoli frammenti ossei. Il reliquario è conservato nella cappella privata dell'Appartamento Pontificio, da dove è uscito una volta sola per essere portato nella stanza al decimo piano del Gemelli dove Papa Wojtyla era appena stato ricoverato dopo l'attentato del 13 maggio 1981.

Proprio il 26 giugno 1968 Papa Paolo VI, durante l'Udienza Generale, diede l'annuncio del ritrovamento delle ossa di san Pietro: "Nuove indagini pazientissime e accuratissime furono in seguito eseguite con risultato che noi, confortati dal giudizio di valenti e prudenti persone competenti, crediamo positivo: anche le reliquie di San Pietro sono state identificate in modo che possiamo ritenere convincente". 

Per coloro che passano da Roma domani, un'occasione unica da non perdere!


Tomba di San Pietro



sabato 23 novembre 2013

Basilica di Galliano

Il complesso monumentale di Galliano comprende la basilica di San Vincenzo e il battistero di San Giovanni Battista situati in cima ad un colle presente nell'area urbana di Cantù.

Si tratta di uno dei più noti monumenti dell'arte romanica lombarda anche se appartiene al periodo altomedioevale. L'edificio, datato 1007, si pone come una delle prime testimonianze organiche del formarsi del nuovo stile romanico.

Gli scavi archeologici condotti in questi luoghi hanno portato alla luce diverse testimonianze romane divenute frequenti dopo il 196 a.C., anno in cui Marco Claudio Marcello conquistò Como. A partire dalla metà del V secolo alle are ed alle iscrizioni che documentavano il culto di Giove, di Minerva, della Triade Capitolina e di alcune divinità locali, si sostituirono le prime epigrafi di cristiani.

Il borgo venne investito dal grande sforzo di evangelizzazione della Lombardia, voluto da Ambrogio, vescovo di Milano dal 374 al 397. Il momento di svolta per l'evangelizzazione delle regioni prealpine avvenne nel 386, quando Ambrogio inviò nel municipium di Como Felice, consacrandolo primo vescovo della diocesi di Como. A seguito di tali iniziative, nacque una comunità anche a Galliano, che edificò, a partire dal V secolo, una prima basilica paleocristiana ad aula unica, che serviva da pieve di Cantù

Tra il V e il VI secolo esisteva, quindi, un edificio sacro dedicato a san Vincenzo di Saragozza con annesso forse un battistero. Da queste costruzioni proviene anche il pavimento a piastrelle geometriche di marmo bianco e nero, riutilizzato nel presbiterio sopraelevato della Basilica e nel Battistero, ancora esistente sotto il pavimento in cotto.

Nel X secolo si iniziò a ricostruire la Chiesa: a questo periodo risalgono le navate su cui Ariberto da Intimiano, intorno al 1000, fece innestare l'abside e la cripta. La Basilica fu riconsacrata da Ariberto, allora suddiacono e "custode" del sacro edificio (probabilmente ne era il proprietario per tradizione familiare). Una riprova sarebbero le epigrafi graffite sotto gli affreschi dell'abside che ricordano la morte del padre, del fratello e del nipote. Divenuta chiesa pievana e sede del Capitolo dei Canonici, per alcuni secoli la Basilica di S. Vincenzo godette particolare affetto tra i Canturini che donarono terreni ed altre proprietà: il lascito più antico risale al 1284.

Nel 1584 il Capitolo ed il Prevosto si trasferirono presso la chiesa di San Paolo, dopo che San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1560 al 1584, trovò la Basilica e le case canonicali in condizioni di semiabbandono. In seguito il cardinale Federico Borromeo, durante la visita pastorale del 1616, prescrisse alcuni restauri per preservare la chiesa dalla rovina, ma le sue richieste non furono esaudite. Dalla metà del Settecento la basilica abbandonata divenne un magazzino agricolo e, a causa di un incendio, perse la navatella di destra. Dopo la vendita della proprietà al milanese signor Manara, riacquistò l'aspetto di chiesa. All'interno si possono ammirare, nell'abside e sull'altare, gli affreschi che raccontano il martirio di San Vincenzo. Nel 1801, durante la dominazione francese, il complesso architettonico fu venduto a privati dopo che la commissione artistica, formata dal pittore Andrea Appiani, dall'architetto e decoratore G. Albertolli e dallo storico L. Bossi, giudicò la Basilica di "niun riguardo". Trasformata in casa colonica la chiesa subì la perdita della navatella meridionale, della torre campanaria e, parzialmente, degli affreschi distrutti o deturpati dalla calce.

Il 2 luglio 2007 è stata celebrata la ricorrenza dei mille anni dalla fondazione della Basilica di San Vincenzo in Galliano.


Basilica di Galliano

venerdì 22 novembre 2013

22 Novembre 1963

Erano le 19,30 in Italia quando a Dallas veniva ucciso il 35° Presidente degli Stati Uniti d'America, John Fitzgerald Kennedy.

Si dice che ogni americano si ricordi esattamente dov'era e cosa stava facendo quando ha appreso la notizia della morte del Presidente.

Ebbene, posso confermare che questo vale anche per gli italiani con i quali ho potuto parlare quest'oggi! 

In effetti Kennedy non è stato solo il Presidente degli Stati Uniti, ma ha rappresentato tutta quella parte di cittadini nel mondo che, dopo la seconda Guerra Mondiale desideravano impostare un nuovo modo di vivere in pace, libertà e prosperità valido per tutti i popoli della terra. 

Di seguito il video del telegiornale italiano dell'epoca con il quale Ruggero Orlando dava la notizia della morte di JFK agli italiani.

Per non dimenticare.


giovedì 21 novembre 2013

La Cappella degli Scrovegni

La Cappella degli Scrovegni (detta anche dell'Arena) si trova nel centro storico di Padova e ospita un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto dei primi anni del XIV secolo, considerato uno dei capolavori dell'arte occidentale. Internamente è lunga 29,26 metri, larga 12,80 e alta 8,48 nel punto maggiore.

Giotto stese gli affreschi su tutta la superficie, organizzati in quattro fasce dove sono composti i pannelli con le storie vere e proprie dei personaggi principali divisi da cornici geometriche. La forma asimmetrica della cappella, con sei finestre solo su un lato, determinò il modulo della decorazione: una volta scelto di inserire due riquadri negli spazi tra le finestre, si calcolò poi l'ampiezza delle fasce ornamentali per inserirne altrettanti di eguale misura sull'altra parete.

Il ciclo pittorico, incentrato sul tema della salvezza, comprende più di quaranta scene ed è focalizzato sulle Storie di Cristo e su quelle che lo precedettero (Storie di Gioacchino e Storie di Maria), fino alla Pentecoste. La narrazione si svolge secondo un programma decorativo rigoroso, organizzato su tre registri. Sulla controfacciata si trova poi un grande Giudizio Universale.

La lettura prende inizio dalla scena della Cacciata di Gioacchino dal Tempio accanto all'arco trionfale, e prosegue verso l'ingresso con le Storie di Gioacchino e Anna per riprendere sulla parete opposta, in maniera elicoidale, cioè nello stesso senso a girare, con le Storie di Maria fino alla lunetta sopra l'altare dove è raffigurata l'Annunciazione. Scendendo di un livello si trova la Visitazione, conclusione ideale delle storie mariane e inizio delle Storie di Gesù, che si svolgono lungo i due registri centrali. L'ultimo riquadro presenta la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli (Pentecoste). Subito sotto inizia il percorso del registro inferiore, costituito da quattordici Allegorie a monocromo che simboleggiano i Vizi (Stultitia, Inconstantia, Ira, Iniusticia, Infidelitas, Invidia, Desperatio) e le Virtù (quattro cardinali, Prudencia, Fortitudo, Temperantia, Iusticia, e tre teologali, Fides, Karitas, Spes), alternate a specchiature in finto marmo. Il nome del vizio o della virtù è scritto in alto in latino e indica chiaramente che cosa rappresentino queste immagini. Vizi e virtù si fronteggiano a coppia, in modo da simboleggiare il percorso verso la beatitudine, da effettuarsi superando con la cura delle virtù gli ostacoli posti dai vizi corrispondenti.

Le scene sono incorniciate con fasce decorative ornate variamente e intervallate da composizioni figurate che rappresentano, in maniera sintetica, episodi dell'Antico Testamento, in parallelo ideale con le scene del Nuovo Testamento nei riquadri principali, o busti di Santi.

Il carattere di ex voto della cappella è chiarificato nel Giudizio universale, con la rappresentazione del committente che offre alla Madonna, affiancata da san Giovanni e da santa Caterina d'Alessandria, un modello preciso dell'edificio, come lasciapassare per il Regno dei Cieli.

Giotto calcolò con grande precisione il punto di vista ideale al centro dell'oratorio e disegnò l'intelaiatura tra i pannelli in modo da sembrare un finto basamento in marmo e logge sovrapposte. Valutò la fonte di luce e la accordò con la luce nelle scene. Uno sfoggio di virtuosismo illusionistico è la presenza dei cosiddetti coretti, due finte stanze che si aprono all'altezza del primo registro accanto al coro vero, che lasciano intravedere delle volte a crociera in prospettiva.

Importante è anche lo zoccolo a specchiature marmoree in basso, qui usato per la prima volta, che avrà un grandissimo séguito nei due secoli a venire. Qui si trovano le Virtù e i Vizi a monocromo che pure sono i prototipi di un genere a larghissima diffusione, che va dagli sportelli esterni dei polittici fiamminghi, alle lunette della Camera della Badessa di Correggio.

Chiude il tutto la volta con stelle a otto punte (simbolo dei santi) su un cielo blu oltremare, colore simbolo della sapienza divina. Essa è attraversata da tre fasce trasversali che creano due grandi riquadri, al centro dei quali due tondi rappresentano la Madonna col Bambino e il Cristo benedicente; otto Profeti (sette neviìm dell'Antico Testamento e Giovanni Battista) fanno loro corona, quattro per riquadro. Le tre fasce trasversali hanno motivi simili a quelli delle incorniciature della pareti, con inserti che raffigurano Santi e angeli in quella più vicina all'altare, e Santi (probabilmente i precursori di Cristo) nelle altre due.

Il portale è simbolo della Fede in Cristo mentre la luce solare dell'alba che irrompe dalla rotonda finestra dell'abside è la luce del Cristo risorto. Sulla volta stellata è presente l'immagine del Cristo Pantocratore benedicente: Egli ha pollice, anulare e mignolo uniti (simbolo della Trinità), mentre indice e medio sono intrecciati (simbolo della doppia natura umana e divina di Cristo, nature in lui inscindibili contrariamente a quanto predicavano gli eretici seguaci del catarismo). Del resto l'idea di Dio trino ed uno si ripete attraverso varie simbologìe. Tre sono le absidi (una reale e due dipinte in prospettiva). Nell'arco trionfale, un ideale triangolo unisce il trono di Dio Padre con l'arcangelo Gabriele, a sinistra, e l'Annunciata, a destra. Sulla parete di fondo Cristo-Giudice è sceso dal trono-trifora (la finestra divisa in tre parti). Le triplette proseguono negli affreschi. Per citare qualche esempio: tre volte le porte di Gerusalemme, tre volte il tabernacolo del Tempio (Cacciata di Gioacchino, Presentazione di Maria, Presentazione di Gesù), tre volte il cenacolo, tre volte l'asino cristòforo (Natale, Fuga in Egitto, Palme).

Per informazione ecco il link al sito internet della Cappella degli Scrovegni:  http://www.cappelladegliscrovegni.it

L'interno della Cappella degli Scrovegni


mercoledì 20 novembre 2013

Giorgio de Chirico

Il 20 novembre 1978 moriva a Roma Giorgio de Chirico, pittore e scrittore italiano, principale esponente della corrente artistica della pittura metafisica.

Giorgio de Chirico nasce a Vòlo, in Grecia, il 10 luglio 1888 da benestanti genitori italiani: il padre Devaristo de Chirico, ingegnere palermitano delle ferrovie, fu tra i principali realizzatori della prima rete ferroviaria in Bulgaria ed in Grecia; la madre Gemma Cervetto era una ricca donna genovese. Nel 1891 ad Atene nasce il fratello Andrea Alberto, che assumerà dal 1914 lo pseudonimo di Alberto Savinio per la sua attività di musicista, letterato e pittore. Giorgio si iscrisse al Politecnico di Atene per intraprendere lo studio della pittura, studio che continuerà all'Accademia di belle arti di Firenze ed infine dal 1906 all'Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera. In questo periodo conobbe la pittura di Arnold Böcklin e dei simbolisti tedeschi.

Nell'estate del 1909 si trasferì a Milano dove rimase sei mesi, all'inizio del 1910, si recò a Firenze dove dipinse la sua prima piazza metafisica, l'Enigma di un pomeriggio d'autunno, nato dopo una visione che ebbe in Piazza Santa Croce. Nel 1911 De Chirico raggiunge il fratello Alberto a Parigi dove conosce i principali artisti dell'epoca, comincia quindi a dipingere quadri con uno stile più sicuro. Subisce l’influenza di Gauguin da cui prendono forma le prime rappresentazioni delle piazze d’Italia.

Tra il 1912 e il 1913 la sua fama si propaga, anche se ancora non ottiene un adeguato successo economico. In questo periodo comincia a dipingere i suoi primi manichini. Negli anni parigini, Giorgio dipinge alcune delle opere pittoriche fondamentali per il ventesimo secolo. Allo scoppio della prima guerra mondiale i fratelli De Chirico si arruolano volontari e vengono inviati a Ferrara. Dopo un primo periodo di disorientamento dovuto al cambiamento di città, Giorgio rinnova la propria pittura, non dipinge più grandi piazze assolate ma nature morte con simboli geometrici, biscotti e pani.

Negli anni cinquanta la sua pittura è caratterizzata da autoritratti in costume di tipo barocco e dalle vedute di Venezia. Muore a Roma il 20 novembre del 1978 al termine di una lunga malattia. Pochi mesi prima, il suo novantesimo compleanno era stato celebrato in Campidoglio. Il suo sepolcro si trova in una cappella della chiesa di San Francesco a Ripa.

La nascita della pittura metafisica avviene a Firenze nel 1910. I quadri di questo periodo sono memorabili per le pose e per gli atteggiamenti evocati dalle nitide immagini. All'inizio di questo periodo, i suoi soggetti erano ispirati dalla splendente luce diurna delle città mediterranee, ma ha rivolto gradualmente la sua attenzione agli studi di architetture classiche.

Mentre era ricoverato all'ospedale militare di Ferrara nel 1917, De Chirico conobbe il pittore futurista Carlo Carrà, con cui iniziò il percorso che lo portò a perfezionare i canoni della pittura metafisica: a partire dal 1920 tali teorizzazioni furono divulgate dalle pagine della rivista "Pittura metafisica". Le opere realizzate dal 1915 al 1925 sono caratterizzate dalla ricorrenza di architetture essenziali, proposte in prospettive non realistiche, immerse in un clima magico e misterioso, e dall'assenza di figure umane. Questa pittura sarà ispiratrice di architetture reali realizzate nelle Città di fondazione di epoca fascista, dove il Razionalismo italiano, accanto a strutture razionaliste lavorerà anche su forme, spazi e particolari architettonici metafisici (Portolago, Sabaudia).

Nei vari Interni metafisici dipinti in quegli anni, oggetti totalmente incongrui rispetto al contesto (ad esempio una barca a remi in un salotto) vengono rappresentati con una minuzia ossessiva, una definizione tanto precisa da sortire un effetto contrario a quello del realismo. Compare in questo periodo anche il tema archeologico, un omaggio alla classicità reinventata però in modo inquietante: ne sono noti esempi Ettore e Andromaca (1917) e Ville romane. La figura del manichino, simbolo dell'uomo-automa contemporaneo (Il grande metafisico, 1917), gli fu invece ispirata dall' "uomo senza volto", personaggio di un dramma del fratello Alberto Savinio, pittore e scrittore.

In seguito, De Chirico collaborò alla rivista Valori plastici, che teorizzava una rivisitazione completa dell'arte italiana, e partecipò all'esposizione di Berlino del 1921. Ebbe un periodo di contatto con il surrealismo, con cui espose a Parigi nel 1925: le sue opere successive si segnalano per il virtuosismo tecnico e rappresentano un tributo e un ringraziamento al periodo barocco. Nel 1949-1950, De Chirico aderì al progetto della importante collezione Verzocchi (attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forlì), inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera "Forgia di Vulcano".

Secondo alcuni studiosi, alcune opere di De Chirico - ed in particolare la pittura metafisica di cui egli fu iniziatore - sarebbero state ispirate dalle frequenti cefalee, di cui l'artista, proprio come Picasso, notoriamente soffriva, subendo il disturbo dell'aura visiva.

Per chi volesse visitare a Roma il Museo De Chirico, di seguito il link dove troverà tutte le informazioni necessarie:  http://www.fondazionedechirico.org/


Piazza d'Italia con uomo politico, 1955 

martedì 19 novembre 2013

Storia d'Italia - La fondazione di Roma

La data della fondazione di Roma è stata fissata al 21 aprile dell'anno 753 a.C. (Natale di Roma) dallo storico latino Varrone, sulla base dei calcoli effettuati dall'astrologo Lucio Taruzio. Altre leggende, basate su altri calcoli indicano date diverse.

I Romani avevano elaborato un complesso racconto mitologico sulle origini della città e dello stato; il racconto ci è giunto con le opere storiche di Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco e le opere poetiche di Virgilio e Ovidio, quasi tutti vissuti nell'età augustea. In quest'epoca le leggende, riprese da testi più antichi, vengono rimaneggiate e fuse in un racconto unitario, nel quale il passato viene interpretato in funzione delle vicende del presente.

I moderni studi storici e archeologici, che si basano su queste e su altre fonti scritte, nonché sugli oggetti e sui resti di costruzioni rinvenuti in vari momenti negli scavi, tentano di ricostruire la realtà storica che sta dietro il racconto mitico, nel quale man mano si sono andati riconoscendo elementi di verità. Secondo la storiografia moderna, Roma non fu fondata con un atto volontario, invece nacque, come altri centri coevi dell'Italia centrale, dalla progressiva riunione di nuclei abitati sparsi, fenomeno detto sinecismo.

Il mito racconta di una fondazione avvenuta a opera di Romolo, discendente dalla stirpe reale di Alba Longa, che a sua volta discendeva da Silvio, figlio di Lavinia e di Enea, l'eroe troiano giunto nel Lazio dopo la caduta di Troia.

Come si racconta nell'Eneide, Enea, figlio della dea Venere, fugge da Troia, presa dagli Achei, con il padre Anchise e il figlioletto Ascanio. Il viaggio che Enea percorre prima di raggiungere le coste del Latium vetus (antico Lazio) è lungo e pericoloso. Egli, infatti, per volere di Giunone, che si era adirata con lui, è costretto ad approdare a Cartagine dove, accolto dalla regina della città, Didone, se ne innamora e rimane per un anno a regnare al suo fianco. Ma per ordine del Fato e di Giove, Enea è costretto a ripartire, prende la via dell'antico Lazio. La disperazione di Didone nel vedere l'amato allontanarsi la porta al suicidio.

Dopo varie peregrinazioni nel Mediterraneo, Enea approdò nel Lazio nel territorio di Laurento. Qui, secondo alcuni, venne accolto da Latino, re degli Aborigeni, secondo altri, fu costretto a battersi. Il destino vuole che il re italico fosse vinto in battaglia e costretto a fare pace con l'eroe troiano. Si narra, inoltre, che una volta conosciuta la figlia del re, Lavinia, i due giovani si innamorassero perdutamente l'uno dell'altra, che era stata promessa in sposa a Turno, re dei Rutuli. L'amore dei due giovani costrinse Latino ad assecondare i desideri della giovane figlia ed a permetterle di sposare l'eroe giunto da Troia, pur sapendo che prima o poi avrebbe dovuto affrontare Turno, il quale non aveva accettato che lo straniero venuto da lontano gli fosse preferito. Una volta sposati, Enea decise di fondare una città, dandole il nome di Lavinio (l'odierna Pratica di Mare), in onore della moglie.

La guerra che ne seguì non portò nessuna delle due parti a rallegrarsi. I Rutuli furono vinti e Latino, re alleato di Enea, fu ucciso.  10 CONTINUA.


Il viaggio di Enea

lunedì 18 novembre 2013

Propezzano

Un luogo poco conosciuto, ma ricco di storia e di fede è la chiesa di Santa Maria di Propezzano.

E' un edificio religioso abruzzese di stile romanico presente nel territorio della valle del Vomano, nel comune di Morro d'Oro, in provincia di Teramo. Insieme con l'adiacente monastero fu parte dell'abbazia omonima appartenuta all'ordine dei padri benedettini. Il cenobio si sviluppò nello stesso periodo in cui crebbero nella vallata teramana anche altri importanti abbazie come San Salvatore di Canzano e San Clemente al Vomano. Il nome "Propezzano" sembra si possa etimologicamente ricollegare a quello della Madonna Propiziatrice ai miseri, cui la chiesa è intitolata.

L'edificazione della chiesa, secondo la tradizione, nasce dal miracolo dell'apparizione della Madonna avvenuto in questo luogo il 10 maggio dell'anno 715.

Malgrado non siano state ritrovate fonti medioevali e lo smarrimento delle carte dell'abbazia la narrazione dell'evento miracoloso è stato tramandato dalla lunga iscrizione quattrocentesca affrescata e, ancora oggi parzialmente leggibile sulle parti d'intonaco rimaste, nella porzione di muro sopra al portale d'ingresso, dipinta per volere del canonico atriano Andrea Cerone.

L'iscrizione narra della sosta di tre pellegrini tedeschi, definiti "archiepiscopi magni", che qui si fermarono per riposare sotto un piccolo albero di corniolo durante il viaggio di ritorno dalla Terra Santa. Questi avevano assicurato ai rami della pianta i loro cavalli e appoggiato le borse in cui trasportavano alcune reliquie prese in Palestina. Poco dopo l'albero iniziò a crescere rapidamente sollevando verso l'alto le loro bisacce, e questi, nonostante i numerosi tentativi, non riuscirono a riappropriarsene dovendovi rinunciare e continuare ad osservarle, increduli, appese e irraggiungibili sui rami.

Stupiti e intimoriti dall'accaduto si raccolsero in preghiera chiedendo a Dio una spiegazione del prodigio. Si narra che furono presi da un sonno immediato e che si manifestò loro in sogno la Madonna chiedendo che in quel luogo fosse edificata una chiesa. Appena svegli iniziarono a costruire un altare ai piedi della pianta di corniolo. La pianta si riabbassò e consentì loro il recupero delle borse.

Il ricordo dell'evento è stato ulteriormente illustrato nei dipinti della fine del Quattrocento all'interno della chiesa e negli affreschi seicenteschi del chiostro dell'abbazia.



Abbazia di Propezzano



domenica 17 novembre 2013

I Domenica di Avvento

Oggi nella Diocesi di Milano si celebra la prima Domenica di Avvento. Questo perché nella Diocesi di Milano è in vigore il Rito ambrosiano, mentre nel resto del mondo la Chiesa segue il Rito romano.

Il rito ambrosiano è il rito liturgico ufficiale adottato nell'arcidiocesi di Milano, che si distingue da quello utilizzato comunemente nel resto dell'Occidente, detto invece rito romano.

Il rito ambrosiano deriva dalla tradizione che si è stratificata nella liturgia dell'arcidiocesi di Milano e che viene fatta risalire all'opera del vescovo Ambrogio, ma in alcuni tratti è addirittura precedente. La sua sopravvivenza vide molti critici, quando vennero soppressi altri riti locali (come il rito patriarchino, a cui erano legate le città di Monza e Como).

Quando papa Gregorio I, alla fine del VI secolo, modificò, riordinò ed estese a tutta la chiesa latina la liturgia romana, il rito ambrosiano riuscì nuovamente a sopravvivere alla soppressione insieme al rito mozarabico.

La sua legittimazione definitiva si ebbe comunque con il Concilio di Trento (occorre tener conto che il papa Pio IV era milanese e che l'anima del Concilio fu l'arcivescovo di Milano san Carlo Borromeo) e ribadita dal Concilio Vaticano II.

Le caratteristiche della liturgia ambrosiana sono un forte cristocentrismo, derivante dalla lotta contro l'eresia ariana al tempo di Ambrogio, e una vicinanza con le liturgie orientali, prese da Ambrogio stesso come modello per la Chiesa milanese, seppur facendo sempre riferimento agli usi della Chiesa di Roma come fonte normativa.

Un elemento fondamentale del rito e della liturgia ambrosiana è costituito dal canto "ambrosiano". Fu Sant'Ambrogio stesso che, per la prima volta in assoluto nella liturgia della Chiesa, introdusse nel 386 l'uso di canti non derivanti dai salmi (gli unici fino ad allora cantati durante le messe). Questa sua innovazione si diffuse presto anche nelle Chiese di altro rito.

Ambrogio è stato definito il più musicale dei Padri, in quanto ha personalmente composto testi e musiche dei suoi inni, innovando anche lo stile, grazie all'introduzione della metrica classica al posto di quella libera che era simile alla salmodia ebraica. Scelse per i suoi inni il dimetro giambico e introdusse la antifonia, elemento fondamentale per consentire a tutta la massa di fedeli una maggiore partecipazione al rito, grazie ad un canto collettivo eseguito da un'ala maschile e da un'altra ala composta da donne e bambini. Per agevolare il popolo alla declamazione, Sant'Ambrogio realizzò versetti facili da recitare ed eliminò sia il ruolo del solista sia la presenza dei vocalizzi, rendendo tutto l'insieme più armonico.

Come il canto gregoriano, anche il canto ambrosiano fu naturalmente modificato nel corso dei secoli dalla sua elaborazione da parte di Ambrogio, ma non di meno oggi lo si definisce il più antico corpus musicale occidentale. Per preservare questo patrimonio insostituibile è stato istituito il PIAMS (Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra) consociato con il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma.

Particolare anche il tempo di Avvento, dedicato alla preparazione del Natale: non è formato da quattro settimane, come nel rito romano, ma da sei settimane. Inizia la prima domenica dopo la festa di S. Martino (11 novembre). Gli ultimi giorni dell'Avvento sono le feriae de Exceptato (ferie dell'Accolto) e costituiscono in sostanza la novena di Natale.



Basilica di S. Ambrogio a Milano

sabato 16 novembre 2013

Tazio Nuvolari

Tazio Giorgio Nuvolari nasceva a Castel d'Ario il 16 novembre 1892.

E' stato un pilota motociclistico e pilota automobilistico italiano. La sua carriera sportiva abbraccia un trentennio dal 1920 al 1950, con l'interruzione di oltre sei anni a causa del secondo conflitto mondiale. La carriera di quello che sarà ricordato dalla stampa e dagli appassionati con gli pseudonimi di "Mantovano volante" e di "Nivola", fu tutt'altro che in discesa. Nei primi anni di corse Nuvolari dovette superare molte difficoltà e inseguire per lungo tempo quei successi che non volevano arrivare.

Nuvolari è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi piloti della storia dell'automobilismo mondiale ed è ancora oggi ricordato e ammirato per le sue molte e speciali qualità, nonché per le sue doti umane.

La sua carriera cominciò con le motociclette, e disputò la sua prima gara ufficiale il 20 giugno 1920 a Cremona, sul Circuito Internazionale Motoristico. Vinse la sua prima gara il 20 marzo 1921 a Verona sul Circuito del Pozzo.

Divenne un pilota professionista e ben presto incontrò Enzo Ferrari (anch'egli pilota e non ancora fondatore della Ferrari). Nuvolari divenne rapidamente molto popolare in Italia, dove venne soprannominato "Il campionissimo delle due ruote" (lo stesso titolo che verrà più tardi assegnato a un grande del ciclismo, Fausto Coppi).

Tazio Nuvolari corse una delle sue prime gare, se non la prima, con una motocicletta Fongri, poi passò all'inglese Norton, ma divenne celebre il suo binomio con la Bianchi "Freccia Celeste" di 350 cm³, con la quale vinse anche il titolo di Campione Italiano Assoluto, battendo moto di cilindrata ben più elevata, oltre ad aggiudicarsi il Campionato d'Europa, classe 350, nel 1925.

Nuvolari iniziò a cimentarsi anche nei Gran Premi di automobilismo, e vinse la prestigiosa Targa Florio, in Sicilia. Dopodiché, decise di dedicarsi solamente alle autovetture. La sua fama crebbe ulteriormente e il famoso poeta Gabriele D'Annunzio, alla fine dell'aprile 1932, lo invitò al Vittoriale per fargli dono di una piccola tartaruga d'oro con la dedica «all'uomo più veloce, l'animale più lento», chiedendogli in cambio di vincere la Targa Florio che si sarebbe disputata dopo due settimane. Il pilota si mostra stupito della richiesta, e risponde «Io corro solo per questo».

Il successivo 8 maggio, Nuvolari tagliò per primo il traguardo della gara siciliana, a bordo dell'Alfa Romeo 8C-2300 della Scuderia Ferrari. Sempre nello stesso anno, riuscì ad aggiudicarsi anche Gran Premi di Monaco, di Francia e d'Italia.

Le sfortune personali (in pochi anni perse entrambi i figli diciottenni: il primogenito Giorgio a causa di una miocardite, e Alberto a causa di una nefrite) resero il pubblico ancor più appassionato nei suoi confronti. La sua determinazione lo portò, proverbialmente, a insistere nelle gare anche quando l'auto perdeva pezzi, o era in fiamme, causando diversi incidenti.

A Nuvolari, Enzo Ferrari attribuisce l'invenzione della tecnica della sbandata controllata: egli affrontava le curve con un secco colpo di sterzo, facendo slittare le ruote posteriori verso l'esterno, quindi controsterzava e schiacciava l'acceleratore a tavoletta. In questo modo usciva di curva con la macchina già rivolta verso il rettilineo e in piena accelerazione, a velocità maggiore di chiunque altro. Questa tecnica, che non ha più ragion d'essere nelle auto a ruote scoperte a causa dell'avvento dell'aerodinamica, viene invece ancora oggi usata nei rally.

Enzo Ferrari raccontò che, quando per la prima volta salì come copilota su un'auto guidata da Nuvolari, alla prima curva avvertì che le ruote slittavano e credette che il mantovano avesse perso il controllo e che la vettura stesse uscendo di pista, ma con sua grande sorpresa questo non accadde; alla seconda curva avvenne lo stesso, e così alle successive, finché Ferrari comprese che Nuvolari faceva sbandare l'auto di proposito.

Nuvolari non annunciò mai formalmente il suo ritiro, ma la sua salute andava deteriorandosi e divenne sempre più solitario. Nel 1952 venne colpito da un ictus che lo lasciò parzialmente paralizzato, e morì un anno più tardi, l'11 agosto, a causa di un altro ictus. Pressoché tutta la città di Mantova partecipò ai suoi funerali, che si tennero il 13 agosto 1953 e ai quali parteciparono tra le 25.000 e le 55.000 persone. Il corteo funebre era lungo alcuni chilometri e la bara di Nuvolari fu messa su un telaio di macchina scortato da Alberto Ascari, Luigi Villoresi e Juan Manuel Fangio. Fu sepolto con gli abiti che indossava sempre scaramanticamente in corsa: un maglione giallo, pantaloni azzurri e gilet di pelle marrone. Al fianco il suo volante preferito.

Per maggiori informazioni il link al sito del Museo Nuvolari: http://www.tazionuvolari.it


Nuvolari in sbandata controllata con l'Alfa Romeo 6C al Passo della Consuma nel 1930



venerdì 15 novembre 2013

Sant'Agata de' Goti & New York

Che cosa unisce Sant'Agata de' Goti, ridente comune in provincia di Benevento e la città della Grande Mela, New York? Il nuovo sindaco di quest'ultima, Bill de Blasio eletto il 6 novembre scorso. 

Conosciamo meglio il Comune beneventano.

Sant'Agata de' Goti è un comune italiano di 11.453 abitanti, ubicato in Campania, nella provincia di Benevento. Sorge nella Valle Caudina, alle falde del Monte Taburno, ed al confine con la provincia di Caserta. 

Il toponimo Sant'Agata de' Goti, così come oggi noi lo conosciamo, si forma in due differenti periodi storici. Fu nel corso del VI secolo infatti che la città fu intitolata alla santa catanese. Si deve invece alla presenza in città della famiglia francese dei De Goth (la stessa di Papa Clemente V), alla quale Roberto d'Angiò concesse il feudo di Sant'Agata nel 1300, il "de' Goti". È infatti solo durante il XIV secolo che il toponimo, così come lo conosciamo oggi, compare per la prima volta in uno scritto ufficiale. Un'altra tesi, invece, attribuisce il "de' Goti" al passaggio dei Goti in questi territori nel corso del VI secolo.

Ufficialmente si trova notizia per la prima volta del toponimo Sant'Agata nel 568 d.C. quando viene fondato dai longobardi l'omonimo gastaldato. A seguito dell'alleanza con i bizantini la città viene assediata e conquistata da Ludovico II nell'866 mentre nel 1066 passa sotto il dominio dei normanni. 

Nel 1230 fu ceduta a Papa Gregorio IX per poi passare nelle mani dei Siginulfo e degli Artus. Gli Artus reggono la città dal 1270 al 1411, ma con molte interruzioni. È in questo periodo che in città arrivano i De Goth, famiglia francese legata a quel Bertand De Got che sarà Papa con il nome di Clemente V. Nel 1506 Sant'Agata diviene possedimento dei Della Ratta, nel 1532 di Giovanni de Rye, dei Ram, sino al 1548, dal 1572 al 1636 dei Cosso o Coscia e infine nel 1696 dei Carafa, conti di Cerreto Sannita che la tennero sino all'abolizione del feudalesimo avvenuta nel 1806.

Sede vescovile dal 970 fino al 1986, quando è stata aggregata alla diocesi di Telese e Cerreto Sannita, ha avuto tra i suoi vescovi Sant'Alfonso Maria de' Liguori, alla guida della diocesi per tredici anni, e Felice Peretti, vescovo dal 1566 al 1571, poi Papa con il nome di Sisto V.

La campagna produce prevalentemente olio, vino, frutta (mele e ciliegie in special modo), ortaggi, cereali e legumi. Fra le specialità di frutta si coltiva la mela annurca, prodotto che nel 2006 ha ottenuto il marchio IGP (Indicazione geografica protetta). Il frutto, piccolo e schiacciato, si caratterizza per le proprietà organolettiche: polpa bianca compatta, acidula e profumata. Era già conosciuta e apprezzata nell'antichità romana, e citata da Gaio Plinio Secondo noto come Plinio Il Vecchio che nel suo Naturalis Historia ne localizza l'origine nella zona di Pozzuoli; oggi la mela annurca viene coltivata in tutta la Regione Campania. 

Di gran qualità è il vino prodotto a Sant'Agata de' Goti, famosi soprattutto la falanghina, che ha ricevuto la denominazione DOC con la dicitura Sant'Agata dei Goti Falanghina, e l'aglianico, etichetta DOC Sant'Agata dei Goti Aglianico riserva.

Un borgo ricco di storia da visitare se passate dalla Campania.



giovedì 14 novembre 2013

Storia d'Italia - La Magna Grecia

La Magna Grecia (in latino: Magna Graecia, in greco: Μεγάλη Ἑλλάς/Megálē Hellàs) è il nome dell'area geografica della penisola italiana meridionale che fu anticamente colonizzata dai Greci a partire dall'VIII secolo a.C. La vicenda storica della Magna Grecia, sebbene strettamente legata, va tenuta distinta da quella della Sicilia greca. Sebbene l'espressione Megálē Hellàs sia attestata per la prima volta relativamente tardi, nel II secolo a.C., in un passo dello storico greco Polibio, si ritiene tuttavia che la genesi del concetto sottostante sia avvenuta nel VI secolo a.C., che segna l'apogeo della storia della Magna Grecia, in relazione ai fasti politici, economici, culturali e artistici raggiunti in quel periodo.

Gente originaria della città di Calcide della grande isola Eubea, fondò prima Pithecusa (Ischia), poi Kyme (Cuma) in Campania, quest'ultima insieme a coloni provenienti da Cuma eolica, e tra il 756 a.C. ed 743 a.C. le due città di Zancle (Messina) e Rhegion (Reggio), rispettivamente sulla sponda siciliana e quella calabrese dello Stretto che separa le due terre.

Negli anni successivi, Greci di stirpe achea diedero vita sul versante jonico prima a Sybaris (Sibari, 720 a.C.) e poi a Kroton (Crotone 710 a.C.), spinti dalla necessità di sfuggire carestie e sovrappopolazione. Sempre sullo Ionio, secondo fonti tramandate dallo storico Eusebio di Cesarea, alcuni coloni spartani fondarono la città di Taras (Taranto, 706 a.C.).

Fra il 710 a.C. e il 690 a.C., un gruppo di Locresi, condotti da Evante, provenienti dalle regioni della Grecia sul golfo di Crisa, fondarono Lokroi Epizephyroi (Locri Epizefiri), ultima città fondata in Calabria da gente proveniente direttamente dalla Grecia.

Nel tempo le nuove città, per ragioni politiche, di sovrappopolazione, commerciali e di controllo del territorio, ampliarono la loro presenza in Italia, espandendo di fatto la civiltà greca a tutto il territorio oggi chiamato Calabria, allora conosciuto come Enotria o Italia, e ad altre zone.

I reggini fondarono Pyxus (Policastro Bussentino) in Campania; i locresi fondarono Medma (Rosarno) passando da Città-forte (Polistena) e Hipponion (Vibo Valentia) in Calabria, i sibariti rivitalizzarono i centri indigeni di Laos e Skydros in Calabria e fondarono Poseidonia (Paestum), in Campania; i crotoniati fondarono Terina e Skylletion (a Roccelletta di Borgia) e parteciparono alla fondazione di Kaulon (vicino a Monasterace marina) in Calabria; gli zanclei fondarono Metauros (Gioia Tauro) in Calabria.

Continue furono invece le aggressioni dei tarantini condotte ai danni dei vicini Peucezi e Messapi, culminate nella definitiva sconfitta subita ad opera degli Iapigi nel 473 a.C., annoverata dallo storico greco Erodoto tra le più gravi inflitte a popolazioni di stirpe greca.

Sarà l'arrivo delle legioni romane avvenuto tra il 290 ed il 280 a.C., a sancire il passaggio sotto la protezione ed il dominio di Roma di tutte le città greche della penisola italiana. 9. CONTINUA



Paestum, guerrieri sanniti, IV secolo A.C., Napoli, Museo Archeologico 

mercoledì 13 novembre 2013

Festival Internazionale del Film di Roma

Dall' 8 al 17 novembre 2013 si svolge a Roma l'ottava edizione del Festival Internazionale del Film.

La prima edizione, denominata "Cinema. Festa internazionale di Roma", si è tenuta nel 2006, promossa da Comune di Roma, Camera di commercio, Regione Lazio, Provincia di Roma e organizzata dalla Fondazione Musica per Roma presieduta da Goffredo Bettini. La direzione artistica era formata da Maria Teresa Cavina, Piera Detassis, Gianluca Giannelli, Giorgio Gosetti e Mario Sesti.

Nel 2007 nasce la Fondazione Cinema per Roma, di cui è presidente Goffredo Bettini, e la direzione artistica del Festival è affidata a Maria Teresa Cavina, Piera Detassis, Gianluca Giannelli, Giorgio Gosetti, Gaia Morrione e Mario Sesti.

Nel 2008 è nominato presidente della Fondazione Cinema per Roma Gian Luigi Rondi e Piera Detassis coordina la direzione artistica, affiancata da Cavina, Giannelli, Gosetti, Morrione e Sesti. Dal 2009 al 2011, sempre sotto la presidenza di Rondi, Piera Detassis è direttore artistico. Nel 2012 Paolo Ferrari diventa presidente della Fondazione Cinema per Roma e Marco Müller viene nominato nuovo direttore artistico del Festival [1].

Il Festival si svolge presso l’auditorium Parco della Musica di Roma. La struttura progettata dall'architetto Renzo Piano ospita le proiezioni dei film e il red carpet, oltre a incontri, mostre, eventi. Le sale dell'auditorium a disposizione del Festival sono: sala Santa Cecilia (2.000 posti) sala Sinopoli (1.000 posti) sala Petrassi (650 posti) teatro Studio (300 posti) Studio 3 (80 posti).

Il red carpet è lungo 60 metri e occupa il viale che conduce alla cavea dell'auditorium. AuditoriumArte è lo spazio che ospita gli eventi collaterali (mostre, rassegne ecc..). Al MAXXI- Museo nazionale delle arti del XXI secolo, progettato dall'architetto Zaha Hadid, si svolge una parte del programma del Festival, in particolare di CinemaXXI. Il Mercato internazionale del film di Roma si svolge nell’area di via Veneto. 

Di fronte all’auditorium è allestito il Villaggio del Cinema, un’area con servizi per il pubblico e gli accreditati. Altri luoghi della città accolgono proiezioni ed eventi del Festival e iniziative collaterali dedicate al cinema, organizzate in occasione e in accordo con la manifestazione.

Per informazioni e curiosità sull'edizione in corso: http://www.romacinemafest.it









martedì 12 novembre 2013

Ritrovata nave romana

Nel mese di agosto di quest'anno è stato individuato dai carabinieri del centro subacqueo della Liguria al largo di Imperia il relitto di una nave romana del secondo secolo avanti Cristo.

Una squadra di dieci subacquei ha effettuato diverse immersioni con l'aiuto di un sonar prima di individuare il punto esatto del relitto che è apparso subito di grande interesse: almeno una cinquantina di anfore in buono stato sono visibili nella parte in superficie della nave destinata al trasporto di vino o olio, solo uno scavo marino potrà consegnare alla luce quello che è rimasto custodito nel ventre dell'imbarcazione per oltre duemila anni. 

L’importantissimo ritrovamento dal punto di vista storico culturale permetterà agli studiosi di comprendere meglio i traffici e le rotte commerciali delle navi romane che solcavano i mari liguri. 

Un relitto con questo tipo di anfore peraltro non era ancora stato ritrovato in Liguria. Il ritrovamento è giudicato dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici uno dei più importanti mai avvenuti in Liguria. 



Alcuni oggetti recuperati dal fondo marino

lunedì 11 novembre 2013

Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala

Il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala è una delle più prestigiose compagnie di danza classica al mondo. Esistente fin dal 1778, ha sede nell'omonimo teatro, a Milano.

Una compagnia di danzatori si esibì per la prima volta alla Scala il 3 agosto 1778, in occasione dell'inaugurazione del teatro. Era formato, come scrisse Pietro Verri in una lettera al fratello, da 50 ballerini, sia maschi che femmine (una novità, giacché per molti anni alle donne era stato proibito di esibirsi sul palcoscenico).

Tra i primi e più famosi coreografi che lavorarono alla Scala, si possono ricordare Gasparo Angiolini, Jean-Georges Noverre e Salvatore Viganò. Poco più tardi ci fu Carlo Blasis, il quale formò le celebri ballerine tra le quali Fanny Cerrito, Claudina Cucchi e Carlotta Grisi ed il famoso maestro di danza Enrico Cecchetti.

Uno dei maggiori successi della compagnia fu il Ballo Excelsior (1881) del coreografo Luigi Manzotti e del musicista Romualdo Marenco. Dopo questo balletto si avranno altri successi specialmente nel 1900, prima con i coreografi Lèonide Massine e Michail Fokin, che portarono sul palcoscenico scaligero diversi ballerini, tra i quali Gennaro Corbo, Rosa Piovella Ansaldo, Ettorina Mazzucchelli, Cia Fornaroli, Ria Teresa Legnani e Vincenzo Celli.

Dopo la Seconda guerra mondiale, il Corpo di Ballo è tornato ad esibirsi sul palcoscenico scaligero e ad ospitare celebri danzatori come Rudolf Nureyev, Ludmilla Tchérina, Lilana Cosi, Carla Fracci, Vera Colombo, Gilda Majocchi, Giuliana Barabaschi, Galina Ulanova, Margot Fonteyn, Alessandra Ferri, Fiorella Cova, Paolo Bortoluzzi, Tamara Tumanova, Luciana Savignano ed Elettra Morini. Tra i più illustri coreografi si possono invece ricordare Maurice Béjart e Roland Petit.

Attuali étoile sono Roberto Bolle, Massimo Murru e Svetlana Zakharova.

Oggi, 11 novembre 2013, presso il Ridotto dei Palchi del Teatro alla Scala, è stato presentato il volume "Album di compleanno. 1813-2013: la Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala", a cura di Francesca Pedroni per Tita Edizioni.

Il volume ripercorre la storia della Scuola, fondata nel 1813, attraverso due percorsi autonomi, ma allo stesso tempo intrecciati, uno testuale - composto da saggi storici e contributi inediti - l’altro iconografico, con oltre 100 immagini corredate da articolate didascalie.

Per maggiori informazioni: http://www.accademialascala.it/





domenica 10 novembre 2013

Ennio Morricone

Ennio Morricone nasce a Roma 10 novembre 1928.

E' un compositore, musicista e direttore d'orchestra italiano.

Morricone è famoso soprattutto per le sue numerose colonne sonore cinematografiche (più di 500), delle quali solo 30 scritte per film western, nonostante sia diventato inizialmente conosciuto soprattutto per queste. Il suo particolare e imitato stile di composizione per questo genere è esemplificato in particolare dalla colonna sonora di Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, regista con il quale il compositore diede vita a una lunga e proficua collaborazione.

La produzione di Morricone annovera inoltre molte composizioni non per il cinema: opere teatrali, lavori sinfonici e per solista e orchestra, composizioni corali, musica da camera.

Ennio Morricone è Accademico Effettivo dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e socio dell'associazione Nuova Consonanza impegnata in Italia nella diffusione e produzione di musica contemporanea. Morricone ha venduto più di 70 milioni di dischi.

Nel 1994, è il primo compositore non americano a ricevere il premio alla carriera dalla "SPFM - Society for Preservation of Film Music". Nel 1995 riceve il Leone d'Oro alla carriera nel corso della 52ª Mostra del cinema di Venezia ed il premio "Rota", istituito dalle "Edizioni CAM" e dal più importante periodico di spettacolo americano, Variety, ai quali vanno aggiunti altri, numerosissimi, premi onorari.

Nel 2010 è il primo italiano a ricevere il Polar Music Prize dall'Accademia Reale svedese di musica, assieme alla cantante islandese Björk.

Auguri Maestro!


Ennio Morricone al Festival di Cannes nel 2012



sabato 9 novembre 2013

Giorno della libertà

Il 9 novembre 1989 gli italiani erano incollati davanti al televisore per assistere alla caduta del Muro di Berlino.

Le immagini di gioia e meraviglia che apparivano sui volti dei tedeschi della Germania Est che per la prima volta dal 13 agosto 1961 potevano liberamente attraversare il Muro ci rimarranno per sempre nella memoria collettiva.

Il parlamento italiano, con la legge n. 61 del 15 aprile 2005, ha dichiarato il 9 novembre "Giorno della libertà", quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.

In occasione del Giorno della libertà, vengono annualmente organizzate cerimonie commemorative ufficiali e momenti di approfondimento nelle scuole che illustrino il valore della democrazia e della libertà, evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti.


Mstislav Rostropovich suona davanti il Muro di Berlino



venerdì 8 novembre 2013

Storia d'Italia - La civiltà greca

Tra l'VIII ed il VII secolo a.C., coloni provenienti dalla Grecia iniziarono a stabilirsi sulle coste dell'Italia meridionale e in Sicilia. Le prime colonie ad essere costituite furono quelle ioniche e peloponnesiache: gli Eubei e i Rodii fondarono Cuma, Reggio Calabria, Napoli, Naxos e Messina, i Corinzi Siracusa (i cui abitanti a loro volta fonderanno l'odierna Ancona), i Megaresi Leontinoi, gli Spartani Taranto, mentre coloni provenienti dall'Acaia furono all'origine della nascita di Sibari e di Crotone. Altre importanti colonie furono Metaponto, fondata anch'essa da coloni Achei, Heraclea e Locri Epizefiri.

Con la colonizzazione greca i popoli italici entrarono in contatto con una civiltà raffinata, caratterizzata da espressioni artistiche e culturali elevate che diedero origine nel Sud Italia e in Sicilia alla fioritura di filosofi, letterati, artisti e scienziati sia di origine greca (Pitagora) che autoctona (Teocrito, Parmenide, Archimede, ecc.). I Greci furono anche portatori di istituzioni politiche sconosciute all'epoca che prefiguravano forme di democrazia diretta. Tra le principali città greche in Italia vi fu Napoli, il cui porto, specialmente a partire dal 420 a.C., in concomitanza col calo dell'influenza ateniese, si impose tra i più importanti del Mediterraneo.

Anche Siracusa, fra il V ed il IV secolo a.C. conobbe un notevole sviluppo demografico ed economico. I contrasti fra le colonie greche e le popolazioni autoctone furono frequenti, nonostante i Greci cercassero di instaurare rapporti pacifici favorendo, in molti casi, un loro lento assorbimento. La ricchezza e lo splendore delle colonie furono tali da far identificare l'Italia meridionale peninsulare dagli storici romani con l'appellativo di Magna Grecia. Nel III secolo a.C. tutte le colonie italiote della Magna Grecia e quelle siciliane furono assorbite nello Stato romano. Per molte di esse iniziò un fatale declino. 8 - CONTINUA

Il Tempio di Hera a Metaponto


giovedì 7 novembre 2013

Storia d'Italia - Fenici e Cartaginesi

I primi stanziamenti fenici in Italia sono datati attorno all'VIII secolo a.C. quando, dopo un iniziale fase di precolonizzazione del Mediterraneo occidentale e di fondazione di città come Utica e Cartagine, si insediarono sulle coste della Sardegna e nella Sicilia occidentale. Nacquero Mozia (da cui più tardi Lilibeo), Palermo, Solunto in Sicilia e Sulci, Nora, Tharros, Bithia, Kalaris in Sardegna.

Mentre in Sicilia lo stanziamento fenicio non incontrò grandi reazioni da parte degli autoctoni (a Monte Erice, per esempio, un tempio fu dedicato ad Astarte, dea-madre dell'area cananea, che veniva frequentato dai Fenici e dagli Elimi), in Sardegna per la strenua resistenza opposta dai Sardo nuragici, non riuscirono a controllare territori molto ampi lontano dalle loro città.

La visione dei Fenici colonizzatori è stata ridimensionata dalle scoperte archeologiche di fine XX secolo che evidenziano come in realtà i mercanti levantini frequentavano approdi già abitati dagli autoctoni con i quali avevano un pacifico rapporto di reciproci scambi commerciali. Il notevole flusso di merci favorì l'ampliarsi di questi approdi che vennero dotati di migliori strutture portuali e di un'edilizia mutuata proprio dai Fenici i quali, tramite matrimoni misti, si integrarono perfettamente con gli autoctoni apportando nuove conoscenze e nuovi stili di vita.

Solo con l'arrivo dei Punici, a metà del VI secolo a.C., con la spedizione del semi leggendario Malco, iniziò il tentativo di conquista vera e propria delle isole maggiori. Cartagine, a tre secoli dalla fondazione, era diventata potenza egemone dell'Africa settentrionale fermando in Libia la colonizzazione greca vincendo Cirene. In Sicilia invece la colonizzazione greca aveva relegato la presenza punica nell'estrema punta occidentale dell'isola. I Cartaginesi allora, spinti da interessi di carattere demografico e economico, tentarono di conquistare l'intera Sicilia, cacciando da essa i Greci. Ciò avrebbe consentito il totale controllo dei due passaggi dal Mediterraneo Orientale a quello Occidentale. Le guerre greco-puniche (550 a.C.-275 a.C.) non portarono a grandi risultati, allargando a fasi alterne la sfera di influenza cartaginese o greca in Sicilia senza che nessuno dei due popoli riuscisse a prevalere nettamente sull'altro.

Lo scontro tra le due civiltà si concluse con lo scoppio della prima guerra punica che tolse ai Cartaginesi le aree siciliane e pose una pesante ipoteca su Siracusa, unico regno siceliota importante. Cartagine riuscì comunque a bloccare quasi completamente l'espansione greca nel Mediterraneo occidentale. In Sardegna invece i Cartaginesi conquistarono la parte meridionale dell'isola, pur incontrando maggiori difficoltà a causa della resistenza opposta dalle popolazioni autoctone. Nel corso del tempo i Cartaginesi chiusero le coste dell'isola in un vero e proprio cerchio di fortezze e colonie. La conquista della Sardegna permise il controllo della produzione mineraria e agricola in relazione alle necessità puniche e non solo autoctone. L'agricoltura sarda si basava principalmente sulla produzione di grano tanto che già nel 480 a.C. Amilcare, impegnato nella battaglia di Imera, fece venire dalla Sardegna i rifornimenti di grano per le sue truppe, che si trovavano in Sicilia. Lo pseudo-aristotelico De mirabilibus auscultationibus riporta che Cartagine proibiva la coltivazione di piante da frutto per incentivare la monocultura del grano. Anche l'artigianato sardo subì profonde influenze puniche.

Cartagine entrò anche nella storia d'Italia peninsulare alleandosi con gli Etruschi per combattere i pirati greci di Alalia, in Corsica. Le Lamine di Pyrgi testimoniano quanto fosse sentito l'influsso cartaginese sulle coste toscane e laziali. Nel 509 a.C., infine, la neonata Repubblica romana e i cartaginesi siglarono il primo dei Trattati Roma-Cartagine, che segnò l'inizio di relazioni diplomatiche stabili fra le due città. Successivamente vennero conclusi altri trattati, in cui vennero concesse ulteriori concessioni all'Urbe fino alla caduta definitiva di Cartagine. 7 - CONTINUA